Incontro del 10/05/2013

Giovani

 

Il cammino delle relazioni

 

Proviamo a indicare qualche passo per coltivare relazioni significative dentro le quali può avvenire una comunicazione vera, ricca, costruttiva.

1 passo: partire dalle condizioni esistenziali.

*1) Il punto di partenza per coltivare relazioni è la povertà.

Occorre incontrare l’altro con un cuore povero.

È necessario coltivare l’umiltà del viaggiatore che si mette in incammino per incontrare l’altro: non incontra mai l’altro chi si sente un arrivato.

L’altro va incontrato non con la forza di un possidente che apre i suoi forzieri e concede le sue ricchezze, ma con l’umiltà del cercatore. La povertà del cuore diventa condizione privilegiata per coltivare relazioni. Da poveri si incontrano le persone e si incontrano proprio là dove si condivide la loro vita.

*2) Il viaggio verso l’altro è un cammino che non finisce mai

È il viaggio più lungo del mondo. Una relazione vera non si esaurisce mai. Rimane sempre aperta; non deve aver paura di entrare nel profondo della vita; parte dai bisogni più elementari e concreti, ma questi non sono estranei ai desideri più profondi.

*3) Il cammino delle relazioni è una strada molto esigente.

È un cammino che ci mette allo scoperto, perché non è possibile ascoltare la sete degli altri se non a partire dalla propria sete, se non accettando la povertà che abita in noi, le nostre insoddisfazioni, le nostre ferite…

Una relazione è vera se diventa capace di fare i conti con le proprie povertà , i propri bisogni e li trasforma in luoghi di incontro…

 

2 passo:  scoprire il di più della vita.

*1) Prendere sul serio i bisogni dell’altra persona.

Occorre avvertire che nei bisogni più immediati e terreni si nascondono bisogni più grandi.  Gesù ha preso sempre sul serio i bisogni concreti delle persone. Gesù ha donato il pane, ha ridato forza ai malati, luce ai ciechi…, ma non ha dimenticato che in questi bisogni abitava un’attesa più grande.

Non basta mangiare il pane, né bere l’acqua… bisogna imparare a scorgere

che dietro questi bisogni si cela l’attesa di Qualcuno che diventi il termine della nostra speranza…

*2) Scoprire il di più della vita.

Entrare in relazione significa aprire un varco e scoprire il di più della vita.

È necessario coltivare relazioni non interessate ed egoistiche, ma  gratuite e liberanti che portino alla luce il desiderio più profondo e riaccendono una speranza più grande…

 

3 passo: riaprire il cuore alla fiducia perduta.

*1) Imparare a camminare a fianco delle persone.

Camminare nelle relazioni non chiede di esprimere giudizi, né di fare del moralismo, né avere la pretesa di aggiustare le cose che sembrano sbagliate….. , ma chiede soprattutto la pazienza e la forza del perdono, la capacità di ricucire, di riscattare, di ricominciare…...Se prevale l’approccio moralistico diventa  impossibile camminare vicino alle persone, stabilire relazioni.  Occorre dare molta fiducia perché ognuno possa riaprire il suo cuore

*2) Camminare nella fedeltà, senza stancarsi mai.

Dobbiamo anche essere consapevoli che molti rapporti saranno coltivati apparentemente senza cogliere frutti immediati… Non dobbiamo scoraggiarci  La semina domanda sempre la pazienza dell’attesa.

*3) Non programmare i risultati

Nelle relazioni, come nella vita, non si possono programmare i risultati.

Oggi viviamo in un assillo efficientista, vogliamo vedere subito i risultati.

Le relazioni non sopportano la fretta. Le relazioni non si programmano, si accolgono, si attendono, si cercano, se ne prende cura…

 

Una nota di saggia spiritualità.

L’uomo nasce solo e muore solo.

L’uomo è “per la relazione”, ma l’esperienza mostra che soltanto chi sa vivere solo sa anche vivere pienamente le relazioni. Ogni relazione per non cadere nella fusione, nell’assorbimento, domanda la solitudine.

Solo chi non teme di scendere nella propria interiorità, sa anche affrontare l’incontro con l’alterità. Capacità di solitudine e capacità di relazione vanno di comun accordo. Forse la solitudine è uno dei grandi segni dell’autenticità e della solidità di una relazione.

Scriveva Simone Weil: Preserva la tua solitudine. Se mai verrà il giorno in cui ti sarà dato un vero affetto; non c’è contrasto fra solitudine interiore e l’amore; anzi, proprio da questo segno  infallibile la riconoscerai.

La solitudine è il crogiuolo dell’amore: le grandi realizzazioni umane e spirituali non possono non attraversare la solitudine.

don Enrico

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