Catechesi Ado del 13/01/2014

Croce Ado

 

È bello stare insieme da fratelli

 

Chi siamo?
Noi siamo persone affamate e assetate di felicità

  • Che cosa è la felicità?
  • Dove troviamo gioia vera nella nostra vita?
  • Quando la nostra vita è pesante e triste?

Mai senza l’altro
Ciò che uccide la vita è la solitudine, è vivere senza l’altro.

Chi è l’altro?

  • Sono gli amici, le persone con le quali  si vive un rapporto bello … con le quali si sta bene insieme
  • Sono i genitori, i  famigliari
  • Sono i compagni di scuola, di attività sport …
  • Sono le persone si incontrano qualche volta …

 

L’altro è il diverso da te

  • L’altro è altro da te
  • L’altro è un mistero, non lo conosci mai pienamente, non lo puoi possedere, non puoi manipolarlo, asservirlo a te …
  • L’altro è irriducibile all’io; è e resterà sempre diverso da te, “altro da te”, mai come te ….

L’altro è il “diverso” da te

  • ti chiede di fermarti
  • ti chiede silenzio, ascolto
  • ti chiede di ridimensionare i tuoi desideri su di lui, la tua voglia di dominio
  • ti chiede spazio nella tua vita …..

Allora devi ricordare che

1) l’altro viene prima dell’io, il tu viene prima dell’io. Il tu presentandosi all’io chiede di essere accolto, riconosciuto.
La presenza dell’altro irrompe sull’io

2) l’altro non chiede di essere accolto e riconosciuto a parole, ma di essere accolto come un soggetto povero, portatore di bisogni, soprattutto del bisogno di attenzione, di relazioni, di essere riconosciuto

3) L’altro però è irriducibile all’io, nonostante la sua povertà e la sua debolezza. L’io non può né ignorarlo, né sfruttarlo, né abbandonarlo, né manipolarlo …
L’altro, nella sua debolezza dice all’io: “non uccidermi”

4) L’altro si pone di fronte all’io come provocazione, come appello … l’altro non si pone di fronte all’io che un oggetto qualsiasi da osservare, da usare, o mettere da parte, ma l’altro è il “faccia a faccia” che per primo ci parla, ci fa uscire da noi stessi, ci affida un compito

5) L’altro è portatore di dignità, il compito che ci affida è quello di riconoscere la sua dignità. L’altro è importante non per i meriti accumulati, ma per la sua dignità che ci interpella, ci chiama in causa

6) L’altro allora non è un peso per l’io, ma è la voce che ci chiama per nome e ci rivela la nostra identità.

Noi non scopriamo la nostra identità guardandoci dentro, specchiandoci come “narciso” in noi stessi, ripiegandoci su di noi, su nostri interessi, …  ma, chiamato dall’altro, l’io si scopre come “eccomi”.

Allora
La nostra vera identità sta nell’essere persone che non possono fare a meno dell’altro, degli altri.
La nostra vera identità sta nelle relazioni che riusciamo a coltivare.

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