Ci incontriamo venerdì 5 aprile ore 20.45
Ecco i punti dell’ordine del giorno:
1. Elaborare il progetto educativo
Elaborare il progetto educativo è lo scopo del Consiglio dell’oratorio. È un cammino lungo, paziente, impegnativo.
1) Per elaborare il progetto educativo è necessario lasciarci guidare da una logica evangelica, non mondana: è una logica che non ricerca facili successi, né risultati immediati; ma domanda un paziente lavoro di semina perché la buona semina è garanzia di buoni frutti.
2) Per elaborare il progetto educativo è necessario conoscere sempre di più, in profondità la situazione da dove si parte: dobbiamo riconoscere e valorizzare tutto il bene che c’è, tutto il positivo, perché non partiamo da zero; ma dobbiamo essere pronti a cambiare e a rinnovare quello che c’è da cambiare e da rinnovare.
3) Per elaborare il progetto educativo dobbiamo metterci nell’atteggiamento di imparare, di non pensare di sapere tutto, perché in questo campo nessuno ha in mano cose certe e definitive. Il progetto educativo è sempre in divenire; deve sempre essere sottoposto a verifiche, a modifiche, a un arricchimento …
2. L’oratorio è uno strumento educativo formidabile
Non c’è spettacolo più deprimente che incontrare genitori o educatori che si dolgono in continuazione dei loro ragazzi e non riescono a convincersi di possedere strumenti educativi formidabili, ( Card. Martini)
Per elaborare il progetto educativo del nostro oratorio cerchiamo di rileggere, approfondire, percorrere insieme i cinque sentieri che abbiamo tracciato nell’incontro di marzo.
Questa sera cerchiamo di percorrere il primo sentiero.
L’oratorio luogo di umanità
Vuol dire che in oratorio si deve respirare un clima bello di umanità, dove ognuno è accolto per quello che è; dove ognuno è aiutato a tirar fuori il meglio di sé; dove si impara a stare con gli altri; dove l’altro, il diverso è considerato una ricchezza; dove ci si conosce e ci si chiama per nome; dove nessuno viene emarginato; dove si abbattono tutte le barriere culturali, sociali, religiose; dove si combattono tutti i privilegi; dove tutti sono accolti con la loro storia; dove nessuno è considerato irrecuperabile …..
Per percorrere questo sentiero l’oratorio deve coltivare alcune virtù.
Ne elenchiamo alcune:
Ecco sette esperienze che all’oratorio, oggi, si possono fare:
1) L’esperienza di comunione di fraternità
Mostrare che, in una società frammentata dalle relazioni deboli, fiacche, prevalentemente funzionali, spesso conflittuali, possono esistere legami gratuiti e sinceri, autentici. Concretamente
2) L’esperienza dell’accoglienza
Occorre fare dell’oratorio il luogo in cui ogni ragazzo sente di essere un “tu”, insieme a tanti “tu”, con un volto, con un cuore, con una dignità …
L’oratorio accoglie quando fa sentire che ogni ragazzo è unico, è qualcuno, perché nessuno è nessuno; quando dà spazio alla vita dei ragazzi e li aiuta a diventare protagonisti della loro vita e della costruzione della città
L’oratorio accoglie quando è molto esigente verso i ragazzi perché ognuno deve tirar fuori il meglio di sé
L’oratorio accoglie quando si mette in ascolto di ogni ragazzo, soprattutto quando ascolta il dolore, le domande che ci sono nel suo cuore.
L’oratorio accoglie quando lotta contro la menzogna, il male, la cattiveria, l’egoismo che c’è nel cuore di ogni ragazzo, perché il male va affrontato, non va mai giustificato, va condannato sempre
L’oratorio accoglie quando offre sempre a tutti, soprattutto a quelli che sembrano irrecuperabili, una possibilità di riscatto: nessuno va tagliato fuori definitivamente.
L’oratorio accoglie quando cerca di rispondere ai bisogni di ogni ragazzo (bisogni materiali, bisogni di scuola, bisogni affettivi…). L’accoglienza deve diventare condivisione …
3) L’esperienza della partenza dagli ultimi
Occorre fare dell’oratorio il luogo in cui i piccoli, gli ultimi, quelli più svantaggiati sono messi al centro, cioè devono sentirsi bene, stare bene all’oratorio.
Gesù chiamò un bambino, lo mise in mezzo a loro e disse: Vi assicuro che se non cambiate e non diventate come bambini non entrerete nel regno di Dio. (Vangelo di Matteo 18, 2-3)
L’oratorio che mette al centro i piccoli, gli ultimi, gli svantaggiati diventa ricco di umanità
L’oratorio che mette al centro i piccoli, gli ultimi, gli svantaggiati diventa di tutti: diventa una casa senza porte dove tutti possono entrare; tutti possono abitare
4) L’esperienza della gratuità
Occorre fare dell’oratorio il luogo in cui diventa possibile toccare con mano l’importanza della gratuità.
È la gratuità che rende bella la vita, veri i rapporti, significative le scelte…
Come avete ricevuto gratuitamente così date gratuitamente (Matteo 10, 8)
L’oratorio è gratuito quando vigila contro ogni forma di tornaconto e di interesse personale
L’oratorio è gratuito quando dimostra che una cosa vale non perché la si paga, ma perché è fatta per amore
L’oratorio è gratuito quando sa distinguere ciò che essenziale da ciò che è secondario; quando fa affidamento su ciò che conta per davvero; quando diventa consapevole che ciò che fa è talmente bello e importante che non può essere pagato in alcun modo
L’oratorio è gratuito quando non si fa pagare e quando non cerca contributi economici di nessun genere, ma, di fronte alle diverse necessità, si lascia guidare dalla logica della condivisione e della solidarietà
L’oratorio è gratuito quando diventa sempre più geloso della sua libertà: non si fa mendicante di fronte alle istituzioni, non sente il bisogno di essere riconosciuto dal potere; vigila contro ogni forma di strumentalizzazione, si sente libero di fare e di dire di fronte a tutti e a tutto, ha a cuore il bene dei ragazzi e cerca tutte le collaborazioni possibili per il bene dei ragazzi stessi.
L’oratorio sa che la gratuità è la sua forza, ma anche la sua povertà: la gratuità è una forza povera nel senso che non fa affidamento sulle cose, non cerca approvazioni di nessun genere, non segue la moda, vigila contro ogni condizionamento, non entra in competizione con altri luoghi, altre proposte … Ma crede fermamente nella proposta che fa perché è convinto che è ciò di cui i ragazzi hanno veramente bisogno e che non possono trovare altrove.
“Soldi non ne ho, ma quello che ho te lo do volentieri: nel nome di Gesù, Nazareno, alzati e cammina”. Poi lo prese per la mano destra e lo aiutò ad alzarsi. (Atti 3,6-7)
5) L’esperienza del perdono
Occorre fare dell’oratorio il luogo in cui si possa sperimentare cosa significa essere perdonati e perdonare.
L’oratorio sa che non si può vivere senza perdono, che tutti abbiamo innanzitutto bisogno di essere perdonati, per imparare a perdonare.
L’oratorio sa che chi dice di non avere nulla da farsi perdonare è superbo e cieco e diventa di ostacolo a qualsiasi esperienza comunitaria.
L’oratorio sa che deve donare il perdono continuamente (70 volte sette) a tutti perché crede che non esiste nessuna situazione irrimediabilmente perduta.
Quante volte dovrò perdonare al mio fratello ? Fino a sette volte? No, non dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette (Matteo 18, 21-22)
L’oratorio sa che nella mancanza di perdono risiede il male del mondo, il male dell’oratorio
6) L’esperienza della diversità come ricchezza
Occorre fare dell’oratorio il luogo in cui si possa sperimentare che l’altro non è un limite, ma una ricchezza, è la soglia dove si incomincia veramente ad esistere.
L’oratorio sa che tutti siamo uguali, ma tutti siamo diversi: occorre riconoscere in ogni volto la carezza di Dio
L’oratorio custodisce la diversità di ogni ragazzo perché è la cosa più preziosa che uno possiede ed è la vera ricchezza per tutti
L’oratorio sogna e propone la convivialità delle differenze: in oratorio ci si impegna perché ad ogni ragazzo siano riconosciuti i diritti che gli spettano, perché ognuno diventi dono per l’altro, e perché tutti diano il loro contributo per costruire il bene di tutti
7) L’esperienza del compiere le opere buone che rendano gloria al Padre.
Così deve risplendere la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano il bene che voi fate e ringrazino il Padre vostro che è in cielo (Matteo 5, 16)
L’oratorio è chiamato a fare delle Beatitudini il suo stile di vita.
Le beatitudini che possono sembrare a prima vista deboli e anche un po’ perdenti nell’arena di questo mondo, sono in realtà le opere buone che rendono gloria al Padre che è nei cieli (Mt. 5,16)
L’etica del discorso della montagna deve esprimere la verità del modo di essere dell’oratorio nel paese, nella città degli uomini.
Solo agendo così l’oratorio rende un vero servizio alla storia…
L’etica delle beatitudini e del discorso della montagna vissuti dall’oratorio trasforma la terra, anche se in maniera non clamorosa e spettacolare.
L’etica del discorso della montagna tocca ogni cuore, ogni religione, ogni credenza, ogni non credenza… E’ un discorso per tutti, che accomuna tutti, che richiama tutti alle proprie autenticità profonde; è quel discorso che ci permetterà di vivere insieme da diversi rispettandoci, non ghettizzandoci, non distruggendoci, nemmeno tenendo le dovute distanze, ma fermentandoci a vicenda….
L’umanità troverà, al di là delle differenze etniche, sociali, addirittura religiose e confessionali una sua capacità di vivere insieme, di crescere nella pace, di vincere la violenza e il terrorismo, di superare le differenze reciproche. ( Martini)
don Enrico