Incontro del 26/04/2013

Giovani

 

Noi siamo le relazioni che abbiamo

 

Qualche riflessione

E’ necessario aver cura delle relazioni che viviamo.

È necessario coltivare nella nostra vita relazioni significative.

Una delle sfide che siamo chiamati ad affrontare oggi è quella di mostrare che, in una società frammentata, dalle relazioni deboli, fiacche, prevalentemente funzionali, spesso conflittuali, possono esistere legami gratuiti, sinceri, fedeli ….

La fedeltà è il nome maturo della libertà e dell’amore.

La fedeltà è una esigenza del cuore, non il giogo di una legge, perché è la coscienza di essere occupati da un altro che ha messo radici nel nostro cuore.

La fedeltà è il non poter essere diversamente perché si ama e si è amati.

Dice Susanna Tamaro:

Per costruire una relazione ci vogliono due sentimenti
ormai inusuali, ma importantissimi:

la pazienza e la fedeltà.
La pazienza per il suo ruolo assomiglia a un mattone,
la fedeltà a una radice.
Con i mattoni si costruisce, grazie alle radici si cresce.

Perché coltivare relazioni belle?

La persona umana è relazione.

Noi non viviamo da soli.

Se le relazioni sono riuscite, l’uomo è riuscito.

Se sono bloccate, false o distorte, l’uomo è bloccato, falso, distorto.

Se l’uomo ha relazioni positive cresce, mentre se ha relazioni negative, ingannevoli, deperisce come persona.

L’uomo è relazione, è comunicazione; essere relazione autentica significa essere simili a Dio.

Essere relazione falsa, sbagliata, pigra, non funzionante è peccato …

Il peccato è tanto più grave quanto più è distruttivo di una relazione.

Sono le relazioni che viviamo che danno senso alla nostra vita.

 

Qualche domanda

> quali domande questo argomento pone alla nostra vita?

> quali esperienze possiamo portare e confrontare con gli altri?

> Come aiutarci a costruire relazioni belle che rendono bella la nostra vita?

 

IL SETTINARIO DEL COMUNICARE

1. Una vera comunicazione nasce dal silenzio e dal raccoglimento.
Ogni parlare umano è dire qualcosa a qualcuno: qualcosa che deve anzitutto nascere dentro. Per comunicare non occorre una moltitudine di parole; occorre, invece, far tacere le chiacchiere perché nascondono un vuoto interiore.

2. Una vera comunicazione ha bisogno di tempo.
Per comunicare occorre saper cogliere i momenti giusti, senza bruciare le tappe.  Il comunicare autentico domanda tempi e momenti, richiede attenzione all’insieme; non si può comunicare tutto d’un colpo; non bisogna aver fretta, né pretendere tutto subito.

3. Una vera comunicazione è fatta di luci e di ombre.
Non bisogna spaventarsi dei momenti di ombra: luci e ombre sono un fatto normale nell’esperienza del comunicare    Chi nel rapporto interpersonale vuole solo e sempre luce, chiarezza, certezza assoluta, dà segno di voler dominare piuttosto che comunicare, cade nella gelosia e si aliena l’altro.

4. Una vera comunicazione non può mai essere trasparente in modo assoluto.
E’ necessario custodire e difendere il segreto dell’altro; bisogna non forzare mai la soglia del segreto dell’altro per non cadere nella banalità.

5. Una vera comunicazione coinvolge sempre la persona che comunica.
Chi parla dice e dona sempre qualcosa di sé all’altro. Per comunicare è necessario non nascondersi, ma mettersi in gioco.

6. Una vera comunicazione domanda di ascoltare l’altro, prima ancora di pensare di dire qualcosa.
L’abitudine ad ascoltare l’altro ci rende sensibili a tante sfumature; ci aiuta a cogliere dove stanno i blocchi comunicativi; ci fa capire come si possono superare.

7. Una vera comunicazione intende suscitare una risposta.
Ogni comunicazione autentica incomincia dall’attenzione a ciò che l’altro sente, vive, desidera. Ogni comunicazione autentica suscita una risposta, fa nascere un dialogo.

don Enrico

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