
S. Giovanni Bosco, S. Domenico Savio
e l'oratorio
In questo periodo che precede la Quaresima ci soffermiamo sulla figura di don Bosco e di Domenico Savio per due ragioni:
1) Nella nostra Diocesi è arrivata l’urna di don Bosco per il bicentenario della sua nascita e girerà per tutto il mondo. Don Bosco è il protettore dei ragazzi e dei giovani.
2) S. Domenico Savio è stato un ragazzo dell’oratorio di don Bosco. Il nostro oratorio è dedicato a S. Domenico Savio.
Il racconto.
Leggiamo un racconto della vita di don Bosco.
Il 24 giugno all’oratorio si faceva festa: era l’onomastico di don Bosco.
Ognuno cercava di manifestargli il suo affetto.
Don Bosco ricambiava con cuore grande.
La sera del 23 giugno 1855 disse ai suoi ragazzi: “Domani volete farmi festa e io vi ringrazio. Da parte mia voglio farvi il regalo che più desiderate.
Perciò uno prenda un biglietto e vi scriva sopra il regalo che desidera. Non sono ricco, ma se non mi chiederete il Palazzo reale, farò di tutto per accontentarvi.”
Quando lesse i biglietti, trovò domande serie e bizzarre. Chi chiedeva 100 Kg di torrone per averne per tutto l’anno, chi un cucciolo al posto di quello lasciato a casa. Giovanni Roda, un amico di Domenico, gli chiese una tromba come quella dei bersaglieri, perché voleva entrare nella banda musicale.
Sul biglietto di Domenico trovò scritto: “Mi aiuti a diventare santo”.
Don Bosco chiamò Domenico e gli disse: “Quando tua mamma fa una torta usa una ricetta con i vari ingredienti da mescolare: lo zucchero, la farina, le uova, il lievito … Anche per farsi santo ci vuole una ricetta e io te la voglio regalare. È formata da tre ingredienti che bisogna mescolare insieme.
Primo: allegria. Ciò che ti turba e ti toglie la pace non piace al Signore. Caccialo via.
Secondo: i tuoi doveri di studio e di preghiera. Attenzione a scuola, impegno nello studio, pregare volentieri.
Terzo: fare del bene agli altri. Aiuta i tuoi compagni quando ne hanno bisogno, anche se ti costa un po’ di fatica.
La ricetta della santità è tutta qui.”
Domenico ci pensò su. I primi due ingredienti gli pareva di averli. Nel fare del bene agli altri, invece, qualcosa in più poteva fare, pensare, inventare. E da quel giorno ci provò
Don Bosco ha dato vita agli oratori
1. Don Bosco voleva che l’oratorio fosse il luogo dove imparare a vivere insieme da fratelli.
C’è una differenza tra amici e fratelli: gli amici si scelgono, i fratelli ci sono dati, sono da accogliere.
All’oratorio si impara a vivere insieme da fratelli perché ci si accoglie tutti come un dono, non si fanno preferenze, non si esclude nessuno, nessuno è lasciato da parte.
Per vivere insieme da fratelli occorre (è una piccola regola):
1) Accorciare le distanze, imparare l’arte dell’incontro non dello scontro; riconoscere che tante volte siamo poco fraterni, che spesso facciamo distinzioni, che non sempre siamo attenti a tutti, che spesso siamo divisi gli uni dagli altri, che trattiamo alcuni come estranei ...
Nessuno ha la coscienza totalmente a posto …
È importante mettere in luce le distanze che si creano.
2) Imparare a non fare agli altri quello che non vuoi che gli altri facciano a te: questa è la regola d’oro.
Se si mette in pratica questa regola le cose cambiano.
Dobbiamo incominciare ad osservarla noi, senza aspettare che comincino gli altri. Questa regola afferma il principio della non violenza.
Se la mettiamo in pratica disimpariamo l’arte della guerra, anche della guerra verbale; diventiamo costruttori di pace.
Proviamo a vedere quante volte, anche solo con le parole contribuiamo a creare guerra ... se invece mettiamo in pratica questa regola d’oro, le cose cambiano.
3) Essere disponibili all’ascolto. Dobbiamo imparare ad ascoltarci con attenzione, non annoiati o distratti. Questo lo dobbiamo fare a partire dal nostro incontrarci in gruppo. Quando uno si sente ascoltato, si sente accolto, non si sente più un estraneo.
4) Portare i pesi gli uni degli altri: vuol dire essere attenti, pronti a dare un aiuto, a far capire la propria disponibilità quando uno di noi si trova nel bisogno a scuola, nel fare i compiti, .. quando uno è preso dalla tristezza o dallo scoraggiamento e sente il bisogno di trovare qualcuno con cui parlare e aprire il suo cuore …
5) Perdonarsi a vicenda: questo è il regalo più bello che possiamo farci gli uni gli altri. La bibbia dice che non può mai tramontare il sole sulla propria ira ... Occorre cercarsi quando si è arrabbiati …
6) Collaborare insieme alle diverse iniziative dell’oratorio: lavorando insieme, incontrasi per fare insieme le diverse iniziative si diventa amici, fratelli. Occorre partecipare alla vita dell’oratorio.
2. Don Bosco voleva che l’oratorio fosse il luogo dove stare insieme come fratelli nella gioia.
La gioia, quella vera, dice il Vangelo non te la può rubare nessuno.
Dove si trova questa gioia vera?
Raoul Follereau diceva: Nessuno può essere felice da solo.
Ciò che dà gioia in oratorio sono le relazioni belle che si vivono.
Se non ci sono relazioni belle, non c’è gioia in oratorio.
Due sono le relazioni belle da coltivare in oratorio per vivere nella gioia:
* La relazione con Dio
* La relazione con gli altri
L’oratorio ci deve aiutare a vivere una relazione bella con Dio: in oratorio si impara a conoscere Dio, la sua Parola; in oratorio si impara a pregare.
L’oratorio ci deve aiutare a coltivare relazioni belle con gli altri, con tutti.
Proviamo a verificare questi due punti ……
La gioia quella vera è diffusiva, diventa un clima,
è come l’aria che si respira.
In oratorio si gioca la gioia.
L’oratorio deve diventare come la nostra seconda casa.
L’oratorio va frequentato, dobbiamo venire volentieri.
3. don Bosco voleva che l’oratorio fosse il luogo dove stare insieme come fratelli nella gioia e impegnarsi a fare bene e volentieri il proprio dovere.
Il proprio dovere è ciò che la vita domanda.
Dobbiamo farci questa domanda:
che cosa mi sta chiedendo la mia vita? (proviamo ad ascoltarci ….)
Poi possiamo dire che la vita
* Ti sta chiedendo di dare più spazio e più tempo a Dio. cioè per te vuol dire … (ognuno è invitato a rispondere ..)
* Ti sta chiedendo di prendere seriamente la scuola, lo studio. cioè per te vuol dire ….
* Ti sta chiedendo una presenza bella nella tua famiglia. cioè per te vuol dire...
* Ti sta chiedendo di coltivare amicizie vere. cioè per te vuol dire ...
4. Don Bosco voleva che l’oratorio fosse il luogo dove stare insieme come fratelli nella gioia, impegnarsi a fare bene e volentieri il proprio dovere e imparare a fare del bene agli altri.
In oratorio nessuno sta con le mani in mano, nessuno dice non tocca a me, questa cosa non mi riguarda ...
In oratorio si impara a servire, a dare un po’ del proprio tempo agli altri, a vedere i bisogni degli altri, ad accorgerci dei fratelli che soffrono, a impegnarci per le missioni.
In oratorio tutte le varie iniziative che si fanno sono di tutti; nessuno dice questa iniziativa non mi riguarda; ma tutti si danno da fare.
Alla fine potremmo descrivere come dovrebbe essere il nostro oratorio secondo don Bosco.
Don Enrico