
Mettersi al servizio, farsi prossimo
In questa ultima parte dell’anno vogliamo riflettere sul mettersi al servizio, sul farsi prossimo:
la vita è un dono che abbiamo ricevuto, ma dobbiamo donarla.
Sabato 11 maggio tutte le parrocchie della diocesi,
soprattutto tutti i gruppi giovanili sono impegnati nella raccolta indumenti usati.
La raccolta è un evento straordinario ma non è un fatto isolato, né un’iniziativa a sé rispetto a quanto ordinariamente la Caritas propone.
L'invito a non gettare i vestiti usati ha, infatti, una valenza educativa.
Gli indumenti usati non sono solo un rifiuto da smaltire, una fonte di inquinamento o un inutile ingombro per gli armadi: essi possono essere recuperati e diventare una vera e propria risorsa economica.
Forte significato ha anche il gesto di chi passa a raccogliere ciò che è di avanzo per trasformarlo in una nuova risorsa.
* Tutto ciò quindi si può collegare con l'educazione ad uno stile di sobrietà che richiama ad un più complessivo modo di vivere.
* Oltre che a un valore ecologico, questa attività genera risorse economiche per sostenere servizi socio-assistenziali ed educativi sul nostro territorio.
Che cosa è la sobrietà?
Perché è importante educarci a una vita sobria?
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* Mettersi al servizio
Gesù nel Vangelo dice: Non sono venuto per essere servito, ma per servire: Il giovedì santo compie nel Cenacolo il gesto della lavanda dei piedi e dice ai suoi discepoli: “ Capite quello che ho fatto per voi?
Voi mi chiamate il Maestro e il Signore e dite bene perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato un esempio, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi (Vangelo di Giovanni 13, 13-15)
* Lavare i piedi vuol dire mettersi al servizio.
Servire significa vivere sentendosi responsabile degli altri.
Quando tu incontri un tuo fratello in difficoltà, non puoi far finta di nulla, ciò che gli è successo ti riguarda.
È così che dobbiamo vivere.
Sentirsi responsabili non è solo questione di generosità, ma è questione di sguardo attento e premuroso, capace di vedere e di capire, come lo sguardo del samaritano che si è accorto del ferito.
La generosità non è ancora servizio.
Il servizio non si improvvisa, ma si costruisce.
* Dobbiamo ricordare
che il vero servizio non raggiunge solo i bisogni, ma accoglie la persona.
Le persone sono volti, hanno un nome, non sono esseri anonimi.
Gesù non dice solo di dare il pane all’affamato e il vestito a chi è nudo, ma anche ospitare lo straniero, visitare i malati e i carcerati.
Ospitare significa fare spazio nella propria vita, nella propria casa, nelle proprie preoccupazioni.
Visitare è un verbo che indica quel vedere che si accorge dell’altro, si preoccupa, si sente coinvolto con l’altro.
Qualche domanda:
So vedere e capire le difficoltà, i bisogni, le sofferenze attorno a me, nella mia famiglia, nell’ambiente che frequento, sul territorio che abito?
O non ci ho mai pensato?
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Quali sono le povertà e le sofferenze che più mi interpellano?
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Che cosa vuol dire per me dare ospitalità, visitare?
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don Enrico